Dragon Ball Super: Broly, la recensione dell’anime

Dragon Ball Super: Broly, la recensione dell’anime

Febbraio 15, 2019 0 Di ilmuretto

Dopo la distruzione del pianeta Vegeta ad opera di Freezer, non tutti i Saiyansono stati sterminati: Son Goku e Vegeta sono finiti sulla Terra, diventando il duetto non troppo ben assortito che conosciamo, mentre Broly è finito esiliato su un pianeta remoto. L’incontro dei tre produrrà parecchie scintille, anche perché Broly è stato cresciuto dal padre Paragas nel culto della vendetta.

La distribuzione nelle nostre sale di Dragon Ball Super: Broly ha un valore particolare all’occhio attento. I precedenti Dragon Ball Z – La battaglia degli deiDragon Ball Z: La resurrezione di F (peraltro versione alternativa degli eventi narrati proprio nella serie Dragon Ball Super) erano arrivati nel 2014 e nel 2015 nelle cosiddette “uscite evento”: programmazioni veloci in due-tre giorni, apripista a pubblicazioni in digitale e home video. Questo lungometraggio invece azzarda una strada orgogliosa, testimonianza di quanto il mondo ideato da Akira Toriyama nel lontano 1984 sia tanto amato in Italia: gode infatti di una distribuzione regolare, senza scadenza programmata. Un attestato di fiducia, in generale diremmo ben riposta.

Se guardato con gli occhi di appassionati più o meno attenti al pluridecennale sviluppo della saga, tra serie ufficiali e rivisitazioni, il film di Tatsuya Nagamineha il merito di rispettare la centralità sacrale del combattimento: l’ultimo terzo del racconto prevede infatti una sequenza di scontri ottimamente coreografati. In particolare tale coreografia, che in più momenti sfiora l’astrattismo visivo, viene valorizzata notevolmente dalla proiezione sul grande schermo, che a dir il vero fa apprezzare anche i momenti più pacati. E’ sorprendente quanto il gusto dell’inquadratura, affascinato da primissimi piani e dettagli, ricordi un western(nulla di insolto nella prassi anime del ciclo, ma la proiezione in sala fa scattare il collegamento più naturalmente). Il commento musicale di Norihito Sumitomosembra inoltre più riuscito ed energico rispetto a quanto ascoltato nei due citati precedenti lungometraggi.
Il recupero di una dimensione ironica ultimamente meno accentuata è un’idea piuttosto felice, specie quando due personaggi illustrano le motivazioni che li spingono alla ricerca delle Sfere. La leggerezza tuttavia pesa quando porta gli autori a interpretare in chiave più ingenua ed emotivamente inerme il personaggio di Broly, che in altre incarnazioni i fan avevano ammirato più carismatico e presente a se stesso.

C’è la remota possibilità che dei non-iniziati alla saga possano ritrovarsi di fronte Dragon Ball Super: Broly. In linea di massima il cartoon funziona anche per loro, solo occasionalmente facendoli sentire come i proverbiali imbucati a una festa, quando vengono citate situazioni immediatamente esaltanti per i fedelissimi. Il prologo epico ben calibrato sul Pianeta Vegeta imposta comunque la narrazione in modo chiaro, e al massimo potrebbero essere proprio gli eterni combattimenti a stancare il neofita.
Tecnicamente inoltre Dragon Ball Super: Broly segue i canoni produttivi più rigorosi dell’anime classico, così come fu concepito nei primi anni Sessanta: la ricchezza dell’animazione si concentra dove è più necessaria (qui nei combattimenti), mentre altrove la rigidità prevale. Chi è abituato non ci farà nemmeno caso, ma chi frequenta più il cinema di MiyazakiHosoda o Shinkainoterà lo scarto tra quella fluidità e questo taglio paratelevisivo.
S’intende che queste ultime considerazioni sono rivolte per completezza a un pubblico che molto probabilmente non sarà nemmeno attirato dal film: per tutti gli altri, è una tappa obbligata e in qualche momento davvero galvanizzante.